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The Voice, il talent "gentile" che mette d’accordo Italia e Francia

 The Voice, il talent gentile che mette d’accordo Italia e Francia

di Benedetta Balestri

The Voice è ripartito, non solo in Italia. Contemporaneamente all'edizione nostrana, trasmessa da Rai Due per il terzo anno consecutivo, va in onda in Francia la quarta edizione di The Voice - La Voix Plus Belle. Il format è lo stesso: audizioni al buio, poi si entra nel vivo della gara con le “battle” tra i cantanti della stessa squadra e infine la diretta, i “Live show”. Ma quali sono le differenze varcando il confine? La prima è la collocazione: in Italia è il mercoledì, in Francia il sabato su TF1, emittente privata e leader francese (una sorta di Canale 5). La serata musicale di Rai Due piace, con The Voice seguito da Party People Italia, ma la scelta di schierare La voix plus belle al sabato è sicuramente più coraggiosa: i cugini d’oltralpe confidano pienamente nella forza del talent e i risultati non li smentiscono.

Quali invece le analogie e le differenze tra le due versioni? Sia in Italia che in Francia i veri protagonisti indiscussi sono loro, i giudici. Noemi, Piero Pelù, J-Ax e i “Facchinettis” da una parte. Zazie, Pagny, Jenifer e Mika, dall’altra. I giudici francesi sono delle superstar: Florent Pagny - se non lo conoscete, ascoltate la sua cover di Caruso - è stato 25 volte primo in classifica in Francia. Jenifer, è la bella vincitrice di Star Academy 2012. Zazie, cantante e compositrice di brani di successo per molti colleghi della scena pop musicale francese, con la sua esperienza avvalora lo spettacolo di un autorevole sguardo critico. E poi c’è Mika. Dall’Italia alla Francia, è lui il prototipo di giudice che ogni talent vorrebbe avere, un “jolly” che con il suo temperamento stravagante e la sua personalità eclettica è in grado di dare freschezza ad un programma altrimenti troppo rigido nei suoi meccanismi ripetitivi. In Francia il quartetto giudicante è coeso, complice e dinamico. Dinamismo che in Italia sembra spesso mancare se non per i Facchinetti che dell’edizione di quest’anno sono la vera rivelazione: forse il meglio della serata sono proprio i loro battibecchi. Nonostante la coppia padre e figlio, l’entusiasmo delle prime due puntate per la novità sta svanendo, e la giuria nel suo complesso non convince. Noemi, J-Ax e Pelù sono po’ sottotono e non adatti a dare ritmo al talent. Giusto per intenderci, ci vorrebbe un giudice come Mika, perché è lui anche in Francia che fa la differenza. E che dire del conduttore? Federico Russo è stata una scelta azzeccata, data la sua preparazione musicale dimostrata fino ad oggi, ma il suo ruolo all’interno del programma è ancora confuso e il suo potenziale appare non pienamente sfruttato.

Francese o italiana che sia, la serata di The Voice va avanti a suon di “Tu sei meraviglioso”, “Io sono il giudice perfetto per te”, “Sei stato bravissimo, la tua voce è emozionante … ma non sei quello che cerco”. Gli aspiranti concorrenti non sono mai stonati o privi di presenza scenica ma, in uno strano gioco tra ipocrisia e pietas televisiva sono semplicemente nel posto giusto in un momento “purtroppo” sbagliato: «Sei bravo ma, sfiga vuole, non lo sei abbastanza per noi». Tra abbracci e sviolinate, la tendenza è evidente: dalla sua comparsa sui palinsesti mondiali fa parte di quel filone di “televisione gentile” destinata a un pubblico che ha sempre più bisogno di programmi edulcorati. Una televisione che non ha il coraggio di dire al concorrente di lasciar stare, di trovarsi un lavoro e, se vuole davvero cantare, di provare alla festa del patrono del suo paese. Così resta irrealizzato il sogno e intatta la speranza in un’altra edizione, perché nella vita non si sa mai e la speranza è l’ultima a cambiare nazione. Sì, perché, a differenza dell’edizione italiana, in Francia The Voice diventa sempre più internazionale e sembra essere una sorta di Erasmus per cantanti, dove si ritrovano talenti provenienti da tutto il mondo, che aspettano il loro grande momento per diventare delle star. L’italiana Giuliana Danzè, che aveva allo stesso modo conquistato con la sua voce Noemi, nell'edizione italiana del talent nel 2013, ci ha riprovato quest’anno in Francia. Hiba Tawaji è libanese, Dalia Chih è algerina: l’esperienza degli anni passati ha dimostrato che The Voice Francia può dare il successo, quello vero. In Italia invece appare effimero e, per quanto riguarda i concorrenti, tra i ripescati dai talent, e i successi di un’estate, si potrebbe rimpolpare il cast di una nuova edizione di Meteore.

Nella giuria italiana sembra esserci qualcosa che non va e la televisione “gentile” non sembra far bene alla salute di chi la guarda: alla lunga può indurre sonnolenza e senso di spossatezza. La terapia? Forse un Mika per dare quel pizzico di energia in più di cui la versione italiana ha bisogno oppure potrebbe essere la volta buona per portare dietro al banco dei giudici una vera star della musica italiana. Un nome a caso? Laura Pausini. Ah no, dimenticavamo. Lei è già giudice di The Voice, ma in Spagna.
 

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