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Specchio Segreto e la poetica del quotidiano di Nanny Loy

 Specchio Segreto e la poetica del quotidiano di Nanny Loy

Ispirato alla trasmissione americana Candid Camera, Specchio segreto del grande Nanni Loy ha scritto una pagina di televisione storica eppure di grande modernità, che fonde comicità e cinismo, ironia e indagine sociale. In ogni puntata, ignari cittadini erano messi al centro di situazioni paradossali e, attraverso microfoni e telecamere nascoste, ne venivano riprese le reazioni. Specchio segreto piaceva, il pubblico lo guardava, divertito, affascinato e un po’ spione.

Perchè quello a cui assisteva, non solo era una candid, qualcosa di inedito e divertente, che metteva a nudo come mai prima l’animo degli italiani, ma, come uno specchio, lasciava anche intravedere tracce dell'individualismo e dell’alienazione sociale che cominciava a insinuarsi nell’Italia neo industriale. Lo specchio segreto, per l’appunto. E se spesso le reazioni degli ignari protagonisti delle candid erano solidali, generose, altre volte erano di un egoismo spiazzante.

Le candid: la zuppetta, l'orgoglio e il pregiudizio

Alcune candid erano interpretate dallo stesso Loy, magistrale nell’alzare la temperatura dell’interazione, sondare e saturare la tolleranza delle “vittime”. Furono girati 25 sketches: dalla mitica zuppetta (che vede Loy “pucciare” la brioche nel cappuccino di ignari avventori di un bar) al tenero invito di Natale (Loy nei panni di un emigrante triste e solo, che cerca di farsi invitare al cenone di Natale), dall’evaso pericoloso che cerca rifugio, all’innamorato che cerca di convincere un viaggiatore in partenza a portare un pacchetto alla fidanzata con dentro una mela morsicata (“Lei così la morde dall’altra parte e me la rimanda. E’ una cosa di grande valore per me”).

Le provocazioni iniziali secondo noi dovevano esplorare vari terreni, a cominciare da quello della solidarietà – racconta Nanni Loy (da “Nanni Loy – un regista fattapposta”) - "Le provocazioni dovevano essere fulminanti di partenza per essere in grado di bloccare il malcapitato, però non dovevano arrestarsi alla prima comicità”. Prendiamo lo sketch della zuppetta. “La provocazione iniziale della zuppetta era solo l’inizio, poi bisognava andare oltre per dare uno sviluppo alla scena, a seconda dei personaggi. Se mi volevano offrire il cappuccino, rispondevo cose del tipo: “No, perché io ho promesso al medico e a mamma di non prendere più caffè, così li freghiamo!” E la complicità, per quanto assurda, scattava. A chi chiedeva “Perché lo fa?” Loy racconta di essere arrivato a dare questa spiegazione: Il giorno in cui ciascuno lascerà inzuppare gli altri come se stesso non ci saranno più guerre”. Ebbene, la vittima e tutti i presenti approvarono. 

Anche la candid del balbuziente incompreso che chiede un’informazione ma non riesce a pronunciare il nome della piazza che cerca, era incentrata sulla solidarietà. “Dov’è piazza B…B…B…” diceva lui, e si vedeva la gente, a Milano, mi pare, fermarsi sotto la pioggia mezz’ora per aiutarlo. “Provi a cantare, proviamo cantando”, gli dicevano, e gli cantavano canzoni, pezzi d’opera, “Bandiera rossa”.

In altri casi si testava di innestare l’assurdo nella quotidianità per filmare le reazioni della gente. Come nell'episodio della Giapponese in metropolitana, portata in braccio dal fidanzato, che ignari passanti assecondano e tengono a loro volta in braccio, mentre l'uomo si assenta con una scusa.

Loy e i suoi collaboratori col tempo si resero conto di poter andare oltre, arrivare a cose impensabili, anche "forti", come il negoziante che tiene la moglie imbavagliata in bottega per controllarla (“Solo uno, un meridionale, chiamò la polizia”) o come provare a vendere una schiava a Porta Portese. “Tutti ci dissero se volete perdere una giornata perdetela, tanto i soldi sono quelli” – racconta Loy – “Invece arrivammo a Porta Portese e vendemmo una schiava a un padre e un figlio, che commentarono anche: “La mamma sarà contenta”.

A Nanni Loy fu dato del cinico, si tirò in ballo la questione morale. “Sicuramente alcune di queste scene avevano una certa cattiveria, ma non crudeltà. Forse qualcosa si poteva evitare, ma è importante che proprio attraverso certe scene, sia emersa anche la grande umanità delle persone”.

Come nella gag dell’apprendista barbiere tremolante, a Bologna, una di quelle che Loy ricorda con più tenerezza: “C’era gente disposta a farsi tagliare le vene, pur di non farlo licenziare”. 

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