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Se la tv si dimentica di Philippe Daverio

 Se la tv si dimentica di Philippe Daverio

di Simona Vanni

Philippe Daverio non ha più il suo Passepartout. Uno dei programmi meno conosciuti, ma più interessanti dei palinsesti tv. Ormai i canali pullulano di prodotti che di diverso hanno solo il nome. C’è sempre spazio per l’intrattenimento - ed è giusto - ma sembra che ce ne sia sempre meno per la tv divulgativa. Se agli “albori catodici” la televisione doveva anche divertire, adesso deve anche educare. Sono due anni circa che il presentatore e critico d’arte italofrancese ha perso il suo Passepartout, la chiave d’accesso alla cultura artistica del pubblico televisivo. Un piccolo gioiello incentrato sull’arte, in cui il potere persuasivo delle immagini la fa da padrone. Accompagnate dalle spiegazioni surrealistiche di Daverio ecco gallerie, mostre, musei di tutto il mondo. Ogni puntata è dedicata a un artista, a un movimento o un periodo artistico.

Eppure nel corso degli anni il programma ha avuto le collocazioni televisive più improbabili. Nell’ultimo periodo l’unico appuntamento con l’arte in tv si era stabilizzato su Rai Tre ogni domenica dalle 13:20 alle 13:50. Inutile dire che l’orario non ha giovato al programma. Durante il pranzo della domenica sembra ovvio che le persone, anche le più appassionate di arte, preferiscano soddisfare i piaceri del palato più che quelli della vista. Ciononostante Passepartout ha conservato i suoi fedelissimi che, circuiti dal fascino della “R” arrotolata di Daverio, rimangono estasiati quando pronuncia parole come “Tintoretto”, “trittico”, “trasposizione”, “trinità”.

Da un anno le repliche di Passepartout vengono trasmesse tutte le sere su Rai 5 alle 20.30. Gli è stato deputato lo spazio delle tv tematiche, ma questo più che conferirgli importanza gliela sottrae. L’arte dovrebbe avere una rilevanza tale nella cultura di ciascuno, da essere considerato come un contenuto televisivo ineludibile nel quotidiano. La storia dell’arte non dovrebbe essere un settore d’interesse solo per gli amatori, come può avvenire per la cucina o il bricolage. È un po’ come se la televisione italiana negli ultimi anni, in preda all’ondata di format di ispirazione anglosassone, avesse acquisito una sorta di snobismo verso contenuti culturalmente alti. Senza contare che spesso sono gli stessi spettatori a non sentirne la mancanza.

«Che fine ha fatto Philippe Daverio?», si saranno chiesti in molti. Ora che nemmeno le tv tematiche hanno bisogno di lui - mandando in onda repliche del 2005 - si starà dedicando all’arte culinaria (altra sua grande passione)? Non si sa, ma è facile immaginarlo con papillon e bacchetta alla mano, in giro per i musei del mondo a spiegare le tecniche pittoriche di Manet, la pennellata morbida di Van Gogh e l’erotismo delle donne tahitiane di Gauguin. Si spera che almeno lui non ceda alla tentazione del fenomeno dei reality “ultima spiaggia”, come tanti ex professionisti hanno fatto per rilanciarsi prima della discesa nel mondo dei comuni mortali. Un dato sembra certo: sarà difficile vedere un uomo così raffinato e sofisticato come Daverio cimentarsi in balli da sala o mangiare cavallette a spasso per i paesi orientali.  

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