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MasterChef, quando il piatto è condito bene dagli autori

 MasterChef, quando il piatto è condito bene dagli autori

di Antonella Fazio

A volte ritornano, in chiaro però. La tv satellitare ci offre una serie di programmi talmente difficile recuperare sul digitale terreste che, quando accade, ci tengono incollati al televisore. È il caso di MasterChef, la cui terza edizione sta andando in onda in queste settimane su Cielo, l’alter ego "proletario" di Sky.

Se con la seconda edizione i dirigenti della tv di Rupert Murdoch sono stati più clementi trasmettendo le puntate in chiaro a distanza di cinque giorni dalla programmazione sul satellite, con la terza hanno detto «No», replicando il format quattro mesi dopo la finale. Chi non ha potuto godersi il talent in prima visione sa ugualmente come si sono svolte le fasi e chi ha vinto: è bastato dare un’occhiata ai social network per avere una ricostruzione delle puntate. Vederlo per la prima volta a distanza di tempo è naturale che spenga un po’ gli entusiasmi. Ma chi è appassionato di talent culinari non riesce a farne a meno e, nonostante sappia già tutto, se lo gusta come farebbe con un brasato di manzo servito con purea di patate dolci e cavoli aromatizzati all’aceto balsamico.

Seguire MasterChef dopo tutti questi mesi offre diversi vantaggi. Il primo è quello di riuscire a comprendere in pieno la bravura degli aspiranti chef: se siamo consapevoli che a un pressure test finiranno il concorrente A e il concorrente B, il fatto di sapere che B sarà eliminato ci farà concentrare meglio su A e sui motivi che lo hanno riconfermato in cucina. Il secondo vantaggio, invece, è quello di capire dove gli autori ci mettono del loro. Chiamiamolo zampino ma potrebbe anche essere uno zampone. Perché sì, Joe Bastianich, Carlo Cracco e Bruno Barbieri saranno anche dei giudici irreprensibili ma, con un pizzico di attenzione in più si può notare come permettano influenze esterne.

Un esempio? Ne abbiamo tanti. Edizione due: avete presente l’avvocato Tiziana? Colei che poi ha anche vinto la stagione? Bene. Ricordate quando ha finito di condire il suo piatto con un filo d’olio fuori tempo massimo? Allora ricorderete anche della ramanzina alla quale il giudice italoamericano la sottopose. Ma alla fine niente: se per Bastianich la signora andava eliminata, per gli autori – evidentemente – no. Perché? Volete un altro esempio? Edizione numero tre: le concorrenti Barbara ed Eleonora si accusano reciprocamente di aver copiato l’una dall’altra e la prima vuole addirittura cambiare ‘banco’. Bastianich (la parte del cattivo la fa sempre lui) placa gli animi. Stop.

E ancora, la volete un'altra prova dello zampino degli autori? Rachida, croce (più che delizia) della terza edizione: perché le viene concesso di andare a preparare i piatti nella tranquillità della sua abitazione? Perché le si danno così tante possibilità di riscatto? È un personaggio e attira l’attenzione? Eppure la sua litania non fa altro che innervosire i telespettatori che pretendono più ricette e meno show e non vedono l’ora che sia fatta fuori. Non temete, succederà presto.

Dai dettagli citati appare evidente che gli autori abbiano deciso di inserire un po’ di pepe in queste edizioni altrimenti, puntando tutto sul talento degli aspiranti chef, le puntate sarebbero trascorse lisce come l’olio. E invece no. Questo è prima di tutto un format televisivo. Poi un talent. Ah, per la cronaca, l’edizione in onda è stata vinta dal dottor Federico (vittoria - come quella dell’avvocato - farcita di polemiche). Partito in sordina, troverà redenzione nella fase finale contro l’albergatore barese Almo che, in quanto conterraneo della sottoscritta, ha tutto un altro sapore.

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