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Indietro tutta: il varietà a rovescio

E' il 14 dicembre 1987, quando, sugli schermi italiani, appare la banda di Arbore pronta ad una nuova avventura. Dopo il successo folgorante di Quelli della notte, parte "Indietro tutta!", e quella di questa straordinaria diretta-differita, girata negli studi Rai di Via Teulada in Roma, e mandata in onda in seconda serata senza tagli e senza montaggio, sarà una cavalcata trionfale.

Dal 29,37% (4.903.000 spettatori) dell'esordio si arriverà con la 65ma ed ultima puntata al 50,52% di share (9.145.000 spettatori), con un'invidiabile media che non scenderà mai al di sotto del 32%.

IL PROGRAMMA

Prendete tutto quel che sapete del varietà, dei tempi e dei modi rituali dei programma tv di fine anni 80 e rovesciateli.

Il risultato è Indietro tutta. 

In Indietro tutta il clichè del "bravo presentatore" cade sotto i colpi (di teatro) di un presentatore, Nino Frassica,  tutt'altro che perfetto, tutt'altro che padrone di casa, men che mai padrone della lingua tele-nazionale, a volte neanche padrone di se stesso (quando ascolta la musica, parte incontrollato per lo studio).

Se nei programmi di fine anni 80 la confezione è tutto, qui la confezione è aperta,  il confine tra il dentro e il fuori scena è abolito, i passaggi rituali del programma, dalla sigla al gioco, dal momento dello sponsor all'arrivo dell'ospite, dal balletto delle Coccodè alla regia, fatta in diretta dallo stesso Renzo Arbore, sono "a chiamata".

Il meccanismo di scrittura del format tv è svelato come una trama in rilievo, con il doppio salto mortale che, in questo programma, scrittura non c'è. Ancora una volta è l'improvvisazione a farla da padrona ("E ora cosa facciamo? Dove devo andare?"). 

I giochi, parodia dei quiz milionari aspirazionali dell'italiano medio ("Signori telespettatori se non vincete i soldi con il quiz, vi toccherà lavorare!") sono finti. Finti come i concorrenti che chiamano da casa ("Nella vita vendo orzo, però ho fatto anche altri mestieri: ho fatto il rappresentante di fiumi").

Lo sponsor, tanto in auge nei programmi dell'epoca, e diligentemente glorificato dal conduttore di turno, è finto, e la sua esaltazione, portata al paradosso ("Cos'è l'uomo senza il cacao? È come il bersagliere senza il bersaglio, è come Gassman senza il gas, è come il Peloponneso senza il pelo, è come il colonnello senza la colonna").

Persino le ballerine brasiliane del "Cacao Meravigliao" non sono brasiliane (solo una era autentica).

Per tutto il programma si irride alla centralità della televisione, alla sua ritualità che detta alle famiglie italiane l'organizzazione del tempo, nutre l'immaginario collettivo di riferimento (Sì, la vita è tutta un quiz) e regola i rapporti interpersonali (Vengo dopo il TG).

Per chi ama la televisione c'è solo da applaudire. Per chi studia la televisione c'è da prendere appunti. Per tutti resta una domanda. Fatta ad Arbore mille volte. Perchè non rifare "Indietro tutta!"?.

Il suo no a riguardo è sempre stato categorico, e lo ha ribadito nel suo ultimo libro ("E se la vita fosse una jam session? - Fatti e misfatti di quello della notte"): “Ho sempre considerato un programma come un film, come una storia, come un libro. Hai da dire delle cose, hai da inventare dei personaggi: lo fai. E poi chiudi”.

E anche qui, ci sarebbe da applaudire.

 

Nel video la storica puntata del 24 febbraio 1988, quella che ospitò Massimo Troisi.

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