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Il Boss delle Cerimonie rottama snob e indignati

 Il Boss delle Cerimonie rottama snob e indignati

di Antonella Fazio

La prima edizione destò non poche polemiche: i partenopei si sentivano indignati mentre i cultori della tivù pura gridavano allo scandalo neanche fosse il seno di Veronica Maya in bella vista su Rai Uno. La seconda, invece, sta passando ai posteri sotto silenziatore, come se ormai tutto sia stato già visto, assodato e assorbito, commentato e criticato. La nuova stagione de Il boss delle cerimonie sta scorrendo su Real Time come una striscia meteorologica quotidiana: senza infamia e senza lode. Le voci terrorizzate che si alzarono lo scorso inverno valutando negativamente il format si sono assopite: lo spettatore oggi ammira impassibile gli sfarzi del castello Gran Hotel La Sonrisa di don Antonio Polese, quasi fossero presenti nel quotidiano della propria casa.

Obiettivo raggiunto per i produttori: in questa seconda edizione il pubblico, ormai fidelizzato, conosce tutte le anime che compongono lo staff della sala ricevimenti, dal cuoco al capocameriere passando per il maitre e il genero-direttore. E si sente parte integrante di questa grande famiglia che da anni gestisce il Grand Hotel, immedesimandosi talvolta negli sposini che chiedono la carrozza reale per l’ingresso, talvolta nei genitori che pretendono tre primi piatti per il banchetto con cui si festeggerà la Comunione dalla primogenita. 

L’indignazione che nella prima stagione mosse l’attenzione di tutti su questo format adesso non c’è più. Lo scorso anno gli spettatori si divisero in due schieramenti. Da una parte c’erano i campani, irritati dal fatto che i loro matrimoni e le loro cerimonie venissero rappresentate così. Dall’altra parte, invece, c’era l’Italia, quella altezzosa e borghese, che commentava negativamente il gusto tutto meridionale di festeggiare sfarzosamente anche la caduta del primo dentino del pargolo. In realtà, c’era anche una terza parte, quella di altri spettatori che, divertiti e ironici, studiavano la cura e la meticolosità con cui la famiglia Polese e i loro clienti organizzavano il banchetto, nella consapevolezza che non tutti i napoletani avrebbero fatto la stessa scelta.

Il format di Real Time si rivolge proprio a quest’ultima fascia di mercato. Il messaggio non è “Guardate come sono kitsch i campani che optano per marmi lucidati, cornici dorate, stucchi veneziani, specchi e lustrini per le loro cerimonie” ma “Guardate con quale dovizia di particolare e minuziosità si organizzano le cerimonie in questo Grand Hotel alle porte di Sant’Antonio Abate, nel Napoletano”. Un bello spot, insomma. Lo spettatore che nella prima stagione ha gridato allo scandalo ha visto solo in superficie commentando gli abiti dei parenti di sposi e festeggiati, le acconciature alla Parigi dell’Ottocento, i sandali con plateau stratosferici e le cinture e i papillon strassati.

I fedeli, invece, coloro i quali stanno seguendo anche la seconda edizione, sono stati in grado di comprendere il significato intrinseco del format andando oltre l’apparenza ingannevole e immedesimandosi nell’amore e nella passione che i Polese ripongono nel proprio lavoro. Comprendendo la voglia di lusso estremo che gli sposi pretendono per il giorno più bello della loro vita, quello unico e irripetibile del “Si, lo voglio”.  

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