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#Gazebo, il servizio pubblico 2.0

 #Gazebo, il servizio pubblico 2.0

di Giorgia Fanari

Zoro (o Diego Bianchi che dir si voglia) e il suo Gazebo sono tornati. Sempre a tarda sera, sempre su Rai Tre ma questa volta di domenica e lunedì con puntate di 50 minuti circa, diminuendo gli appuntamenti settimanali rispetto allo scorso anno, quando andava in onda tre volte a settimana con appuntamenti anche di soli 25 minuti. Per il resto, la formula del programma è sempre la stessa: affiancato da Mirko Matteucci (in arte “Missouri 4”), dal giornalista Marco Damilano, dalla penna geniale del vignettista Marco Dambrosio “Makkox” e dalla musica di Roberto Angelini e Giovanni Di Cosimo, Zoro conduce con ironia e sagacia portando i telespettatori in giro per l'Italia con l'analisi dei grandi eventi – soprattutto politici - entrando nel cuore delle notizie che suscitano più attenzione, ma in maniera diversa da talk show e telegiornali.

Il segreto di Gazebo è quello di riuscire a cambiare il punto di vista, a partire dalla videocamera: Zoro entra in contatto con le persone reali, la “gente comune”, grazie alle sue riprese “hand made” che, nonostante la scarsa qualità del suono, riescono a dare voce ai cittadini lasciando i politici in secondo piano. «Ma non è come una qualunque intervista del tg ai passanti per strada?», potrebbe dire qualcuno. No, non lo è perchè nelle interviste di Zoro non ci sono filtri nè buonismo, non c'è il tentativo di “pilotare” i pensieri delle persone, ma c'è la voglia di far emergere la quotidianità del Paese, finanche entrando nelle case della gente per farsi offrire un caffè.

Con la semplicità, la neutralità e l'accento romano del conduttore, Gazebo riesce in alcuni video a portare il vero servizio pubblico, come le inchieste a L'Aquila, dove crollano i balconi del progetto C.A.S.E., e nelle periferie romane, simbolo di un'Italia che affronta ogni giorno i problemi dell'immigrazione, al razzismo, all'inquinamento e alla politica disattenta. In questo inizio di stagione, Gazebo ha fatto un salto anche all’estero, proponendo il #Renziinaday, girato in America da potenziali reporter sguinzagliati tramite social che hanno mostrato il viaggio del Premier italiano in America, e volando in Korea per cercare l'allora scomparso dittatore coreano Kim Jon-Un che Zoro giura di aver riconosciuto sotto le mentite spoglie di un dj.

Approdato in tv grazie a Parla con me dopo un passato da blogger con i video di Tolleranza Zoro, in cui il protagonista era un simpatizzante del Partito Democratico in crisi di identità, Bianchi tiene vivo il legame con il web facendone un punto di forza e creando attorno a sé una comunità che commenta e collabora alla buona riuscita della trasmissione. Gazebo si autodefinisce il “programma più social d'Italia” proponendo hashtag in tempo reale, ma il legame con il web è rafforzato anche dalla "Social Top Ten", la speciale classifica dei cinguettii più assurdi, irriverenti e – spesso – malformulati provenienti dai profili di noti personaggi politici e non.

Non mancano sketch che vengono riproposti nel corso delle puntate, elemento che, se da una parte serve a unire ulteriormente conduttore e pubblico, dall'altra rischia di allontanare chi vede per la prima volta il programma, che potrebbe sentirsi come il nuovo alunno che entra in una classe in cui tutti si conoscono. Lo stesso accento romano e i servizi incentrati sulla Capitale, hanno fatto piovere critiche di provincialismo nei confronti di Zoro e compagni. Chissà se prima o poi sarà della partita anche il premier Matteo Renzi che, con i presidi serali sotto Montecitorio e l'hashtag #scendimatteo, cercano di incontrare da mesi. «Finora siamo l'unico programma in cui non è venuto. Ma noi ci proveremo ancora».

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