Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Costanzo, conduttore onorario di un talk che non esiste più

 Costanzo, conduttore onorario di un talk che non esiste più

di Simona Vanni

Dopo cinque anni di assenza l’MCS torna a far parlare di sè. Non si tratta dell’abbreviazione di un sindacato o di un canale radiofonico, ma dell’acronimo più famoso della tv. Il talk più longevo di tutti: il Maurizio Costanzo Show. Qualcuno si aspettava una versione ringiovanita del programma, qualche altro un Costanzo alla vecchia maniera. Nessuna delle due si è verificata. È parso subito come un carrozzone un po' arrugginito che ha dato luogo a un vero e proprio scontro generazionale: vecchia e nuova tv commerciale a confronto.

Da Marina La Rosa del primo Grande Fratello a Rocco Siffredi con atona consorte, da Iacchetti alla Venier, dal padre sordo della Ferilli a due o tre vedove famose sparse qua e là. Cornice salottiera di una tv che pur cambiando volti e nomi ai personaggi, resta sempre la stessa. Ed è così anche per il Maurizio Costanzo Show. A quanto pare non ha voluto arrendersi all’immancabile incedere del tempo trasformandosi così, volendo fare un paragone, in una sorta di anziana signora che si ostina ad indossare un abito di quando era giovane nonostante non le stia come una volta. L’abito resta lo stesso, lei no.

Questo è avvenuto allo show di Costanzo. Nella forma è rimasto uguale: la scenografia e la struttura sono le stesse, idem la sigla. Chi non ha provato un pizzico di nostalgia riascoltandola? Se non altro verso una tv in cui un divanetto, un Jingle e qualche ospite erano efficaci per una buona riuscita. Il risultato però non è stato lo stesso. Assenza di ritmo, ospiti che si parlano addosso senza percepire la minima autorità del padrone di casa (che spesso non viene neanche ascoltato), i discorsi non seguono un filo conduttore ma si parla seguendo le sole regole della “coquetterie”. Una De Filippi (nella prima puntata) in veste di crocerossina per rianimare l’atmosfera dal “prolasso” generale dello show. Si può dire a malincuore che Costanzo sia diventato, nel MCS, come una specie di conduttore onorario,  un presentatore emerito, un ospite in casa sua.

Il tutto ha il sapore della prova generale più che dello show: imprecisioni, imbarazzi, silenzi, tempi morti, mancanza di argomenti. La colpa non è certo da imputare a uno dei punti saldi dei tempi d’oro della tv. La sua è stata solo l’ennesima dimostrazione dell’affezione materna verso il suo più caro show, quello più anziano (trent’anni appena compiuti), l’erede catodico che porta il suo nome e cognome. Il vero problema è che la tv commerciale non ha più spazio per un talk misurato, onesto e sobrio. Non ha forse neanche più gli strumenti per metterlo in scena e il pubblico si è disabituato a codificare un certo tipo di linguaggio.

Il conduttore risulta invece perfetto, a dimostrazione del fatto che non è l’età di Costanzo il problema, nella formula vis à vis di S’è fatta notte (in onda nella seconda serata di Raiuno). Immerso in un’atmosfera intimista di un finto bar all’ora della chiusura, Costanzo intervista i suoi ospiti con quella maestria e quella consapevolezza comune solo ai grandi della tv. Fingendo la leggerezza di una chiacchierata tra amici fa emergere, con domande per nulla lasciate al caso, il lato più umano dei suoi intervistati. Checchè ne dicano i tanti rottamatori della tv promotori di un nuovo che spesso non è all’altezza del vecchio, Maurizio Costanzo ha ancora la capacità, in una realtà su misura, di fare cose interessanti. Anche senza uno sgabello e un teatro pieno, rimane uno dei più validi uomini di televisione. Inutile negarlo: un autore/conduttore del suo calibro potrebbe dare ancora tanti utili “consigli per gli acquisti” televisivi.

Tags

Condividi questo articolo