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Cosa resterà di questo Festival?

 Cosa resterà di questo Festival?

di Sonia Ruggiero

Il Festival della Coesione. È il termine adatto per descrivere questa 65esima edizione del Festival di Sanremo. A presentare c’è stato Carlo Conti, timoniere impeccabile e dalla direzione artistica estrosa. Ogni serata è stata confezionata per intercettare tutti i tipi di pubblico, riuscendo a mixare Tiziano Ferro con la Réunion di Al Bano e Romina. Ritmo è stata la parola chiave. I tanti anni di radio di Conti pesano nel suo stile di conduzione: rapido, conciso e privo di qualsivoglia momento morto. Nulla è stato lasciato al caso. Personalità differenti si sono amalgamate con classe. I coniugi Anania coi loro 16 figli che si contrappongono in valori e spirito alla drag queen Conchita Wurst sono stati la quintessenza della libertà di espressione. 

Multicolor la scelta delle tre vallette: Emma ha trascinato con sè l’importante fetta di pubblico di Amici, Arisa ha portato simpatia ma anche la capacità di essere tagliente al momento giusto. La spagnola Rocìo invece è stata la quota glam del Festival. Lo spettacolo è donna come direbbe Pippo Baudo. E i tre fiori di Conti hanno rallentato la conduzione contribuendo al varietà.

Se Fazio ci aveva abituati a uno spettacolo di riflessione, quest’anno si è tornati al clima di una vera e propria festa nostalgica in salsa I migliori anni. I cantanti internazionali non sono stati quelli di un tempo (Madonna, Jennifer Lopez e Take That). Colpa della spending review ma, sostituiti con altri meno in auge e adatti a creare un break musicale funzionale allo spettacolo, Conti è riuscito comunque a cavarsela. La musica è stata il centro: attori, sportivi e altre personalità lontane da Sanremo se nelle precedenti edizioni risultavano una nota stonata all’interno della gara, ora si raccontano proprio attraverso la musica, vero anello di congiunzione dell'evento tv.

Degno di nota è stato anche il #DopoFestival, irriverente e politically scorrect come i suo conduttori Saverio Raimondo e Sabrina Nobile. La scelta di non trasmetterlo in tv è stata un limite ma allo stesso tempo un vantaggio, dato l’utilizzo di un linguaggio audace e malizioso meno rassicurante rispetto al Marzullo in onda contemporaneamente su Rai Uno.

Cosa rimarrà dunque di questo Festival? L'armonia con cui ogni ingrediente, tra ospiti, musica e spettacolo, viene risolto con una “cadenza autentica perfetta”, con coerenza e colore tali da permettere l’immedesimazione di un pubblico il più variegato possibile. Perché forse tutti cantano davvero Sanremo.
 

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