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Caso Cucchi, se la tv si siede sull’indignazione

 Caso Cucchi, se la tv si siede sull’indignazione

di Amabile Stifano

Il caso Cucchi in televisione non è quasi mai affrontato con un’informazione precisa sui passaggi chiave: la televisione prende una posizione – netta – a fianco della famiglia Cucchi. Posizione magari condivisibile, ma non si spiega il perché. Infatti, a voler contestare una sentenza, si dovrebbe fare controinchiesta. E invece l’informazione sembra adagiarsi sull’ondata emotiva che ha travolto l’opinione pubblica. L’indignazione per il caso e le foto di Stefano Cucchi cancellano la sentenza d’appello che non viene mai indagata. Non c’è contesto. Il processo sparisce. L’altra ipotesi è che si dia per scontato che sia già un caso mediatico e, pertanto, perfettamente conosciuto dal telespettatore.

In questo senso, anche la centralità della sorella di Cucchi nella narrazione televisiva del fatto appare una scelta ambigua dell’informazione. È una parte in tragedia presentata prima che della stessa tragedia si chiarisca la trama. Succede, è vero. Ma solo a teatro. Non in spazi di informazione tv, dove la personalizzazione della notizia può essere un valore aggiunto unicamente a notizia compresa. Senza considerare, ad esempio, che invitare Ilaria Cucchi in uno spazio come il Tg3 di Bianca Berlinguer possa poi generare domande dissonanti dal contesto. Delle tre poste dalla direttrice alla sua ospite, una infatti recitava: «Qual è la cosa che fa più male?».

Poi, è vero, senza il tour televisivo di Ilaria Cucchi probabilmente nulla si sarebbe mosso. Ma osservando il fenomeno dalla parte dell’informazione televisiva, l’utilizzo dell’immagine, delle foto – e la loro forza – appiattiscono il racconto rendendolo bidimensionale. Si perde la terza: la profondità. O meglio, l’approfondimento. Quello giornalistico. E si racconta solo la superficie. 

 

Guarda anche il servizio di Amabile Stifano realizzato per Tv Talk, clicca qui.

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