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Adam Kadmon e la fiaba del complottismo

 Adam Kadmon e la fiaba del complottismo

di Davide Mannone

Nonostante il riserbo riguardo la sua reale identità, Adam Kadmon si riconferma tra i personaggi più noti del piccolo schermo. Emerso dal web e diventato popolare grazie a Mistero, dallo scorso 19 ottobre lo ritroviamo alla conduzione della serie speciale che lo rende protagonista assoluto: Adam Kadmon - Rivelazioni. Il nome del format –  in onda ogni domenica in prima serata su Italia Uno – ricalca lo pseudonimo da cui il personaggio prende ispirazione: l’Adam Quadmon, ovvero la rappresentazione dell’uomo delle origini, uno dei cinque mondi primordiali della Cabala ebraico.

Esperto di teorie esoteriche e dell’occulto, nonché fervente sostenitore di pace e non violenza, Adam Kadmon invita i telespettatori alla rilettura in chiave critica, e spesso complottista, di vicende internazionali. Scopo del misterioso conduttore, infatti, sarebbe quello di lanciare messaggi volti all’educazione e al rispetto reciproco di ogni individuo, lottando contro un sistema intoccabile dominato da massonerie e società segrete. Il tutto da interpretare, secondo lo stesso narratore, alla pari di una fiaba. Rigorosamente vestito di nero e con il volto coperto da una maschera, Kadmon alimenta quella suggestione e inquietudine che sta alla base del suo successo.

Persino le location, da dove propone i suoi monologhi e lancia i servizi realizzati dagli autori, non vengono celate. Torri medievali, castelli e segrete sono la giusta ambientazione per affrontare temi cospirazionisti che perderebbero di credibilità in altri luoghi. Un meccanismo perfetto, insomma, che si completa attraverso i jingles e le colonne sonore d’impatto. E così anche il web, “terra nativa” di Adam Kadmon, non rimane indifferente di fronte ai suoi temi. Se da una parte troviamo i sostenitori che interagiscono e lo seguono attraverso i suoi canali ufficiali, al contrario i social network – Twitter su tutti – abbondano di battute ironiche e supposizioni surreali. Resta a noi scegliere da che parte stare. 

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